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'LA GOULETTE - Storia di un'utopia'.

Progetto multiculturale. Spettacolo di teatro e musica.

 

C'era un tempo, non molto lontano, in cui esisteva una città dove

convivevano pacificamente musulmani cattolici ed ebrei... 

 

C'era un tempo in cui gli arabi salvavano gli ebrei dalle deportazioni naziste... 

 

C'erano una volta migliaia di clandestini italiani che sbarcavano sulle coste della Tunisia...

 

Quelli che sembrerebbero da subito degli strani paradossi da cui difendersi con le armi della logica, sono in realtà accenni di una Storia vera. Recente.

Il progetto consiste in uno spettacolo musicale - drammaturgia e composizioni originali - che racconta l'isola felice (interculturale, interrazziale) esistita in Tunisia tra la metà del 1800 e la metà del 1900, che mutuò il nome dall'imbuto di mare in cui si trovava: La Goulette (la goletta).

Una città nata abusivamente dalle prime migrazioni di massa degli italiani (carbonari in fuga all'inizio, ma che nel tempo ha riguardato soprattutto poveri e poverissimi) e maturata in un clima di convivenza spontanea con i locali: arabi musulmani, arabi ebrei e francesi.

Una realtà che ha prodotto cultura interrazziale attraverso un profondo rispetto reciproco delle tradizioni, attraverso i frequenti matrimoni misti (con l'incipit delle 'fuitine') e un grande sviluppo sociale e politico interrotto dalla fascistizzazione delle istituzioni italiane in Tunisia, dall'Olocausto degli ebrei arabi e dalla cacciata dei colonizzatori con l'indipendenza tunisina.

 

Una storia che racconta di un incredibile gioco di specchi con il presente. La migrazione da coste opposte, l'assenza di tensioni razziali e religiose, una storia passata da recuperare, per illuminare una società che spesso non trova risposte davanti ad attacchi xenofobi mascherati di realismo. Attacchi che un certo presente sembra giustificare, rendere plausibili. Che parlano di una guerra tra poveri e non di progresso in risposta alla paura che alimenta le distanze. 

 

Lo spettacolo prevede in scena 5 musicisti (metà arabi, metà italiani), 2 attori (giovani arabi di seconda generazione), 1 attrice italiana (tra le storie c'è quella di Claudia Cardinale che nacque a La Goulette, dove vinse il suo primo concorso di bellezza).

I musicisti rappresentano le realtà culturali e religiose de La Goulette, con i relativi strumenti: l'oud, il rebab, la darbuka e il riq arabi, il clarinetto del repertorio Kletzmer, gli strumenti a corde e l'organetto della tradizione italiana. Il repertorio è composto da una parte di musica delle feste religiose, una parte di canzoni tradizionali e una parte di composizioni originali su temi tradizionali. 

 

La drammaturgia sarà costruita su più livelli: musica / teatro di parola / corpo. La scena sarà composta da pochi elementi, prevalentemente teli chiari che attraversano il palco orizzontalmente creando giochi di trasparenze e pareti. I teli saranno anche il luogo dove far vivere immagini, propiettando gigantografie di visi e luoghi, giochi di luci e particolari figure al confine tra calligrafia araba e oggetti. La mini orchestra sarà in pianta stabile tra il centro e il fondo della scena e il proscenio sarà il luogo dell'azione degli interpreti.

L'idea è di fondere la drammaturgia de La Goulette con le storie vere degli attori che saranno scelti per intepretare lo spettacolo. L'obiettivo è non cedere a nessun elemento folkloristico, ma utilizzare la storia portante per mettere in scena un presente ancora tutto da leggere ed interpretare.    

 

L'idea di uno spettacolo/ponte nasce già dall'incontro di due professionisti di culture e ambiti differenti: il tunisino Ziad Trabelsi compositore e musicista cresciuto professionalmente all'interno della multietnica Orchestra di Piazza Vittorio ed il regista e autore Simone Amendola che per i suoi racconti attorno alle migrazioni ha ricevuto negli anni alcuni tra i più importanti riconoscimenti nazionali di settore.

E sarà portata avanti in partnership da un'associazione, Blue Desk, che si occupa professionalmente di cinema e teatro e che segue da sempre, per le sue produzioni, la linea delle urgenze narrative dettate dal presente, e da un' altra associazione Sponde, che già nel nome connota la sua identità multiculturale, e che vede tra i suoi fondatori importanti personalità tunisine e italiane che si spendono da sempre per il dialogo e l'accoglienza.

 

Il progetto si svilupperà in cinque fasi: 

- Casting per interpreti e musicisti

- Elaborazione drammaturgica e musicale

- Prove aperte (alla comunità migrante e agli italiani) presso il Centro Culturale Tunisino di Roma  

- Repliche dello spettacolo precedute da tre laboratori formativi di: calligrafia araba, musica e drammaturgia.

 

Le repliche dello spettacolo interesseranno tre distinte zone della capitale, dalla periferia al centro, per un totale di circa 1000 spettatori.

I laboratori saranno gratuiti e indirizzati agli under 25 di seconda generazione.

L'idea è che lo spettacolo possa vivere a lungo e percorrere il paese in lungo e in largo, producendo nel tempo un senso di speranza trasversale alle due culture di riferimento.